
In giro per Mola, pareva essere una di quelle sere dove arranchi la tua scatola senza una destinazione, in preda alla monotonia quotidiana della provincia. A volte è proprio quella circostanza plumbea a permettere all’insperata sorpresa di nascondersi come uno spettro nel cunicolo e trasfigurare gli attimi successivi.
Con i miei occhi trascesi la coda di auto e soffermai lo sguardo su una calca di gente annidata nei pressi di un palco montato sul lungomare che si dimenava in pogate, danze folkloristiche, ascolti in posa di cere. Vari gruppi si alternavano sul palco, ognuno con il suo stile,con il proprio diverso modo di comunicare e di esprimersi. Percepivo lo stato vitale alto della folla numerosa come un’iniezione di caffeina concentrata che ridestò energicamente il mio corpo e con passo febbrile mi avvicinai voluttuoso al nucleo balenante di luci e giochi di vapore.
Mi acquattai dietro una schermata per poter cogliere ogni sfumatura dei brani affinchè alcun condizionamento sensibile che non fosse l’udito mi distogliesse dal quel climax poetico. Venne il turno dei ”Detriti Di Detroit”. Di primo acchito pensai si trattasse di una garage band appena formatasi e alle prime esibizioni poiché il nome del gruppo era per me sino a quel momento arcano e misterioso.
Cominciò la performance della band e le pregiudiziali caddero precocemente, dopo appena qualche nota. La sicurezza nel sapersi muovere su un palcoscenico, la coordinazione da orchestra sinfonica levigata, l’affiatamento dei collaudatori con le loro vetture, la gestualità d’intesa che raramente si ottiene ad una prima in teatro se non è frutto di un lavoro collettivo e magistrale fatto e rifatto sino alla perfezione o quasi.
Allora cominciai a cercare di risolvere quel grattacapo, di scervellarmi per capire il perché non avessi dimestichezza col nome di quel gruppo di ragazzi poco più grandi di me. A volte le latenze della mente sberleffano i nostri ricordi che sedimentano nelle latebre di chissà dove, per poi riemergere proustianamente alla ricerca del tempo che non si rimembra. In un simil trip lisergico rividi un adolescente nella camera da letto con cuffie alle orecchie e il mangianastri che dipanava la bobina magnetica dell’audiocassetta.
In quella scatoletta plastificata R.E.M,NIRVANA,SKUNK ANANSIE,THE SMASHING PUMKINS e dei ragazzi che cantavano e suonavano il rock n’roll dei BEATLES e il country anni’70 di sceriffi e banditi a cavallo. Mai avrei immaginato di riascoltare quei burloni del nastro.Ed invece erano proprio lì,dinanzi a me. Avevano perfezionato la tecnica, arricchito il proprio background musicale diventando musicisti.
Nella vita ci sono fasi più o meno facili da affrontare,ma ognuna lascia dei segmenti spinati che ci possono lacerare e tante volte raggiungere la maturità coincide con la perdita del sogno nel cassetto e la consapevolezza lacerante che le favole e le fiabe siano un mucchio di storielle per non catapultare nell’immediato i bimbi in una realtà totalmente opposta da quella agognata in tenera età.
Ma i BORDERLINE (per quella sera con lo pseudonimo di “DETRITI DI DETROIT”) non sono mai cresciuti in tal senso,non hanno perso la voce interiore di PETER PAN di Barrie e nella loro musica, in quel rock’n roll contaminato dalle sonorita dei ’70 (eppure mai plagio o surrogato di esso), estrinsecano il divertimento istrionesco dei giullari che gigioneggiando sul trono hanno consapevolezza delle difficoltà di quest’era della tecnica e dell’automizzazione dell’uomo e dei suoi sentimenti,ma non per questo smettono di sorridere e di sperare nella purezza umana,non chinando la testa subendo supinamente i poteri della disumanizzazione dilagante.
E la musica non è più mero intrattenimento del tempo libero e il rock’n roll diviene il motto delle nostre passioni viscerali.
Mauro ed Egidio cominciano a suonare insieme quando avevano rispettivamente 16 e 19 anni con diverse formazioni musicali. Fino a raggiungere dopo svariati allontanamenti una stabilità compositiva che dura poco, dal 2006 al 2009, sotto il nome di Borderline o Tower Kids o Detriti di Detroit. In studio il batterista è Nicola Zaccaro con il quale non mancano ai pezzi inediti,cover rock n'roll e country. I Detriti di Detroit nascono e muoiono nella serata del 4 Settembre e sono Mauro Dimarino, Egidio e Francesco Romano, da sempre ottimi amici che godono di una stima musicale e compositiva reciproca. Il nome Detriti di Detroit è nato per un evento, ma gli album registrati sono sotto il nome di Borderline.
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